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  • Dopo tanta attesa
    finalmente libere
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Mostra fotografica "COGLI IL CUORE "

Itinerari paesaggistici e culturali in Europa 

seconda edizione

19 maggio - 1 giugno 2018

 

PREMIAZIONE 23 MAGGIO 2018

PER VISUALIZZARE LE IMMAGINI DELLA PREMIAZIONE:

visualizza le immagini visitando la sezione indicata sotto la foto:

 

 info sezione CONCORSO FOTOGRAFICO

 

sul web: sito dell'informatore: http://www.sdnovarese.it/2018/05/25/borgomanero-le-premiazioni-del-corso-cogli-cuore/

 

 

Mostra fotografica "COGLI IL CUORE . Itinerari paesaggistici e culturali in Europa "

16- 27 maggio 2016

Palazzo Tornielli Borgomanero

Premiazione delle foto e inaugurazione della mostra  lunedì 16 maggio 2016 alle ore 18.00

curatori della mostra

MAURO BORZINI e GIULIANA CREOLA

 

hanno collaborato all'allestimento della mostra

Leonardo Baldo  Beatrice Bonetti  Maria Iris Cagnola  Simone Ingaramo  Matteo Lanza  Simone Levati 

Paolo Marino  Martina Mastroianni Gabriele Rossi  Alessandro Travaini   Martin Woestmann

 

Si ringraziano per la partecipazione al concorso gli alunni del

LICEO SCIENTIFICO GALILEO GALILEI

LICEO DON BOSCO

ITIS LEONARDO DA VINCI

 info sezione CONCORSO FOTOGRAFICO

 

 foto dell'allestimento della mostra

Al concorso indetto con la collaborazione e il patrocinio  del Comune di Borgomanero e la sponsorizzazione del Rotary Club Borgomanero Arona e del Fotoclub l'Immagine di Borgomanero hanno partecipato 126 allievi appartenenti alle  scuole superiori di Borgomanero - Liceo scientifico Galileo Galilei, Liceo Don Bosco, Istituto tecnico Leonardo da Vinci sono pervenute alla giuria 233 fotografie inedite realizzate durante le gite che si sono svolte nell' a. s. 2015 2016. La mostra contiene 23 pannelli con 195 fotografie. si ringrazia il personale del Comune di Borgomanero per la collaborazione e gli alunni che hanno collaborato all'allestimento della mostra. Di seguito si riportano le immagini generali e singoli pannelli nel dettaglio.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

alcuni dei singoli pannelli

    

                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO SEGNALATE >>

 

 e INFINE  il pannello dei VINCITORI per le motivazioni della premiazione torna alla sezione concorso fotografico sopra indicata

 

 

L'identità dell'Occidente


 

LICEO SCIENTIFICO G. GALILEI

Dibattito

 

L'identita' dell'Occidente

L'Occidente appare oggi un concetto poliedrico e onnicomprensivo, complesso e ossimorico, cosi' vicino per noi che ne facciamo parte e tuttavia di cosi' difficile inpterpretazione e definizione.

L'Occidente e' un luogo geografico che muta ed e' mutato nel tempo, una realta' ondivaga e cangiante che, nella complessita' delle intemperie storiche riesce a riconoscersi in determinati valori, idee, pensieri...

Abbiamo cercato di costruire un percorso attraverso una serie di "pilastri" che esprimono, in modo significativo e sintetico , l'identita' dell'Occidente.

Un particolare ringraziamento deve essere rivolto a coloro che, professori universitari, studiosi  e giornalisti, personalita' rappresentative del mondo culturale e accademico italiano, hanno cortesemente messo a disposizione i testi esposti, scritti appositamente per questa mostra.

Inaugurazione mostra foto ideografica

 

L’occidente: realta' geografica, storica e culturale

… o utopia?

 Martedì 6 marzo 2007

Auditorium Liceo Scientifico “G. Galilei” Borgomanero

Saluto: 

Prof.  GIOVANNI ANTONIO TACCA, Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico G. Galilei

Intervengono:  

Dott. ANGELO CRESPI,  Direttore de Il Domenicale; Dott. VALTER MACCANTELLI; Segretario del CESNUR   Centro Studi Nuove Religioni ; Dott. GIANLUIGI PARAGONE, Vice Direttore di Libero

Modera: Prof.ssa GIULIANA CREOLA

I testi della mostra  

 

ALLA RICERCA DI UNA DEFINIZIONE GEOGRAFICO SPAZIALE

Quali sono i confini dell’Occidente?

È difficile stabilirlo. I Romani avevano un’idea precisa di quale fosse il loro territorio, erano sicuri che il loro fosse il migliore e volevano segnare confini precisi per delimitarlo: il cosiddetto “Limes” dei romani è nato proprio seguendo confini naturali, montagne, fiumi, che sono stati poi intervallati da strade presidiate da soldati posti alla cura di torri costruite per la difesa. Difesa da chi? Dai barbari, da coloro che non facevano parte dell’Impero e che venivano percepiti come una costante minaccia.

I Romani avevano un’identità di appartenenza al loro mondo molto più forte del giorno d’oggi, per loro era importantissimo sentirsi parte di uno Stato, di una società.

Con il passare dei secoli si è formato, dopo la suddivisione dell’impero, il concetto di una alterità difficilmente conciliabile fra la parte occidentale e quella orientale: le due realtà, con lo scorrere del tempo, hanno intrapreso strade diverse.

Noi occidentali siamo, in parte, eredi di questa suddivisione, di questo “Limes”, ormai immaginario, perché non è più segnato e non ci rendiamo più conto di dove sia in realtà, quale esso sia e in che cosa consista veramente. L’Europa è il centro dell’Occidente, assieme al nord America, ma non si sa se ci sentiamo uniti in un’identità comune, in una condivisione di valori e di idee, e quanto abbiamo, noi europei, coscienza di questa appartenenza all’ovest del mondo. L’Australia, geograficamente lontana da noi, potrebbe rientrare nell’identità occidentale? È forse solo una questione geografica un sentimento di vera appartenenza?

Sicuramente no.

Il concetto di spazio è molto cambiato nei secoli, per un romano era impensabile spostarsi, in breve tempo, di migliaia di chilometri, ed era più difficile sentirsi vicino culturalmente ad un popolo lontano che non aveva mai conosciuto direttamente.

Oggi, con la globalizzazione, il mondo si è “ristretto”, nella contaminazione delle culture tutto appare più ibrido, più sfocato, quasi indistinto… i confini svaniscono tra le realtà e si incarnano nelle coscienze degli uomini.

 

 

SPAZIO

All’inizio era facile determinare l’Occidente….

 

Per un greco o per un latino era quasi assurdo parlare di “Identità dell’Occidente”. Per un romano dell’antichità tutto ciò che non era Europeo, che non era occidentale, era definito semplicemente “barbaro”, fuori dalla civiltà. Con il passare dei secoli le popolazioni che si sono sviluppate nel territorio dell’antico Impero Romano sono di conseguenza cresciute con l’idea, anche se inconscia, di appartenere a un territorio più ricco, più ben organizzato, rispetto agli stranieri che vivevano ancora senza uno Stato ben guidato, senza leggi precise. Allora era quindi ovvio e per niente dubbio definire il confine di Occidente.

La civiltà europea, grazie allo sviluppo delle scienze, alle invenzioni e alla diffusione dell’economia, è poi sempre stata il fulcro del progresso del mondo e ha inglobato, dopo la sua scoperta, anche il nuovo continente, e le Americhe sono sicuramente entrate di diritto nel mondo occidentale. Perché? Forse perché sono state conquistate da europei e sono subito entrate a far parte della mentalità dei loro conquistatori, o perché il loro territorio e la loro posizione erano favorevoli, nessuna risposta può però essere certa, tanto che con il passare degli anni il concetto di occidente non è stato più così facile da definire.

Oggi esiste un’idea di “identità dell’Occidente” che ha sicuramente le sue radici nell’età antica, ma alcuni Paesi che sono stati staccati fino agli ultimi anni dal mondo occidentale, hanno usi e costumi simili ai nostri, forse più di altri che fanno da sempre parte dell’ovest del mondo.

È dunque difficile determinare cosa sia l’Occidente, se è da sempre stato tale o meno, come è cambiato nel tempo e se oggi ci sentiamo davvero appartenenti ad un’identità, e non sappiamo se ci sarà mai una risposta certa.

 

testi autori

I confini geografici tradizionalmente intesi stanno sempre più perdendo di importanza a causa dell’abbattimento di molte bandiere soprattutto per quanto riguarda la mobilità delle persone e le comunicazioni. Internet ha dato un contributo formidabile in tal senso.

Gli stessi interessi economici si riaggravano sulla base di valutazioni che sempre più prescindono da vincoli localizzativi.

La globalizzazione dell’economia ha dato il colpo di grazia ad un mondo sino ad allora segmentato sulla base di criteri politico-geografici.

Nonostante ciò, sopravvive un senso di appartenenza che caratterizza i vari popoli e ciò credo riguardi in particolare ciò che comunemente definiamo “Occidente”.

Tuttavia l’Occidente ha senso non certo come categoria geografica bensì come insieme di popoli caratterizzati da un comune retaggio storico e culturale (anche se in presenza di molti elementi di diversità) e soprattutto sulla base di un insieme di valoro condivisi. L’Occidente quindi può esistere soprattutto in quanto “comunità di valori”. Questo aspetto merita particolare attenzione in quanto in una qualche misura a rischio, non tanto per gli stimoli provenienti da altri contesti, quanto per una sorta di progressivo affievolimento nella società contemporanea del ruolo svolto dalle “radici” che ci accomunano.

 Ed è facile immaginare il destino di un albero a cui vengano tagliate le radici….

 Prof. Carlo Secchi  -Ordinario di Politica Economia Europea , già Rettore Università “L. Bocconi” di Milano

 ◊

Proprio nel domandarci che cos’è L’Europa, riveliamo la nostra identità di europei. Perché nel Dna dell’Europa (l’Occidente è un’Europa sulle due sponde dell’Atlantico) c’è anche il gene del dubbio, cioè la tensione della razionalità. Le radici dell’Europa attingono alla grecità, alla romanità e alla tradizione ebraico-cristiana. Ma le radici non bastano per fare un albero: occorrono il tronco, i rami, le foglie, i frutti, i semi.

 Prof. Cesare Cavalleri  -  Direttore di Studi Cattolici

 

TEMPO

Il concetto di Occidente nasce in epoca moderna, a partire dal XV secolo, quando gli europei iniziarono ad esplorare il resto del mondo. Tuttavia la formazione dei confini dell’Europa occidentale può essere rintracciata già in epoca ben più antica. L’Impero romano, nel suo periodo di massima fioritura, infatti, segnava già i confini di un territorio che col passare dei secoli avrebbe rappresentato ciò a cui noi, tuttora, ci riferiamo quando parliamo di Europa.

Il limes romano rappresentava uno dei primi tentativi di dividere il territorio dell’Impero da tutto ciò che era ad esso estraneo in quanto popolato da popolazioni barbare, cioè uomini che parlavano una lingua diversa da quella romana ed avevano usanze e costumi completamente differenti.

Successivamente i confini dell’Occidente vennero ridisegnati con la divisione dell’Impero in due parti. In questo senso i confini dell’Occidente nell’accezione attuale potrebbero essere fatti coincidere con quelli dell’Impero romano d’Occidente.

In seguito alla caduta dell’Impero e alle invasioni barbariche, se da un lato l’Impero d’Oriente cadde nelle mani dei Turchi ottomani, l’Impero d’Occidente, nonostante la frammentazione e la sua spartizione fra i regni romano-barbarici, può essere considerato come l’eredità dell’’Impero romano, presentandone sommariamente i caratteri principali.

L’identità occidentale in questo periodo venne spesso ricondotta all’identità cristiana. L’Occidente coincideva cioè con l’area di diffusione della religione cristiana ed in nome della religione furono condotte battaglie e furono fondati regni e nazioni. Con la riforma protestante l’unità religiosa che aveva caratterizzato l’Europa  venne a mancare.

Nei secoli successivi il concetto di Occidente fu visto sempre più in contrapposizione a quello di Oriente, interpretato secondo diverse accezioni: Asia orientale, Islam o Impero ottomano.

Nel XX secolo si giunse, infine, ad una nuova contrapposizione tra Occidente europeo, basato su alcuni capisaldi quali l’economia di mercato e la democrazia parlamentare, e l’Oriente europeo, basato su modelli economici statalisti, quali il socialismo e il comunismo.

 

testi autori

L’identità dell’Occidente

A chiunque lo osservi dal punto di vista storico, geografico e culturale l’Occidente si presenta plurale, differenziato, frammentato, contraddittorio, ossimorico, una realtà dalle mille facce e dalle molteplici espressioni. In che può dunque consistere la sua unità? Che cosa rende l’Occidente una realtà spiritualmente omogenea? Probabilmente, la sua unità e omogeneità risiedono proprio nella consapevolezza – appunto tipicamente occidentale – che la disarmonia e la differenza costituiscono il sale della vita, così come il conflitto lo è della storia e della politica. L’Occidente, colto nella sua anima originaria e più profonda, nella sua essenza intangibile e non sradicabile, è dunque l’aspirazione ad un mondo plurale, differenziato, mai concorde, vitalmente frammentato e diviso. Guardare il mondo con gli occhi dell’Occidente significa, quindi, non lasciarsi sedurre dal fascino dell’armonia, del sublime, del compiuto e del perfetto. Diceva Goethe: “Orientaleggiare lo trovo assai pericoloso”, alludendo alla lusinga mortale che può derivare all’uomo occidentale dall’immagine di un mondo immutabile e perfetto, armonico e chiuso, quale quella trasmessa dalla cultura e dalla poesia orientali.

L’Occidente, contrariamente quest’immagine di immobile perfezione peculiare dell’anima orientale, è il rischio,l’accidente, l’arbitrio, il caso, l’apertura, l’imperfezione, il cammino, dunque la libertà e la ricerca, dunque la molteplicità e la varietà delle aspirazioni, delle culture, delle identità.

Ma dell’essere occidentali, in questa forma inquieta e nervosa, fa anche parte il bisogno di poter conoscere un mondo diverso dal proprio, occorre, per potersi dire uomini dell’Occidente, uno specchio nel quale non riconoscersi, nel quale perdersi per poi ritrovarsi eguali a se stessi. Lo specchio dell’Altro, dell’Incommensurabile, del Lontano, dell’Inafferrabile, lo specchio dunque insondabile e segreto, come tale meritevole d’essere scoperto e indagato, in una logica di incontro-scontro, secondo un rapporto che per essere costruttivo e vitale deve poter anche contemplare momentini di tensione, silenzi strappi, momentanee chiusure.

Chi oggi paventa o auspica che l’Occidente finisca per occidentalizzare il mondo probabilmente ignora che un tale traguardo, se realizzato, sarebbe la fine stessa dell’Occidente e della sua più intima vocazione: costruire la propria identità, pur sempre plurale, attraverso la differenza.

 Prof. Alessandro Campi -    Professore di Storia delle Dottrine politiche- Università di Perugia

 

 

CRISTIANESIMO

Il Cristianesimo rappresenta uno degli elementi per definire il volto dell’Occidente e non solo perché la religione cristiana è quella più diffusa negli Stati occidentali, ma anche per una ragione storico e culturale dal momento che si intreccia con la storia dell’Occidente stesso.

L’uso della religione come instrumentum regni può essere ricercato infatti già a partire dal IV secolo d.C., quando l’impero romano cominciava a mostrare segni di debolezza e il cristianesimo, da religione perseguitata, venne proclamato religione di Stato (313 d.C. - Editto di Costantino). Da questo momento le parole “Impero” e “cristianesimo” sono apparse sempre più frequentemente l’una accanto all’altra. E’ pertanto inevitabile parlare di identità europea, che trova le sue radici già in epoca romana, facendo riferimento alla religione cristiana. In breve tempo infatti l’Impero divenne “cristiano”: qualsiasi altra forma di religione divenne perseguibile. In seguito alla crisi dell’Impero, tuttavia, anche la Chiesa si trovò in difficoltà a mantenere il proprio potere e a garantire ai fedeli il senso di sicurezza e protezione che aveva fino ad allora trasmesso. Con la scissione dell’impero tra Occidente ed Oriente anche la Chiesa risultò frammentata nelle due parti che col passare dei secoli diverranno rispettivamente la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Un ulteriore tentativo di unificazione territoriale sotto un’unica religione si verificò tra l’VIII e il IX secolo con la nascita del Sacro Romano Impero.

Solo due secoli dopo, la Chiesa si frammentò ulteriormente e i confini dell’Occidente vennero ridisegnati in seguito allo Scisma d’Oriente del 1054.

L’unità religiosa dell’Europa venne ulteriormente spezzata a partire dal Cinquecento con la riforma protestante e la nascita di nuove Chiese che, visto il successo riscontrato, furono a loro volta a disposizione dei sovrani per rafforzare i propri regni.

 

Testi autori

San Paolo dice "Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è nulla per ridurre a nulla le cose che sono"

Io credo che l'Occidente parta proprio da questo. una visione del mondo che è negazione del pensiero unico asservito al potere e ai forti, l'esaltazione della diversità e della tolleranza per la diversità, l'idea che ogni minoranza, ogni singola via abbiano un valore assoluto che siamo chiamati a difendere ovunque.

Solo così le ricchezze specifiche, che caratterizzano la storia e la vita degli uomini e dei popoli, non andranno disperse, ma, al contrario, potranno concorrere a costruire un'era nuova di fraternita solidarietà

Jas Gawronski - giornalista

 

La dialettica della reciprocità è uno dei principali architravi sui quali si regge la filosofia dell’Occidente. Ma oggi un gigantesco equivoco condiziona la cultura europea impedendole la piena consapevolezza di questa storica identità : l’equivoco dell’altro.

La verità è che negli ultimi decenni abbiamo coltivato una sola delle due facce del nostro tableau di valori: l’amore per l’altro. L’esaltazione del dialogo, della tolleranza, del rispetto per le sue cultura e le sue religioni. Abbiamo però consapevolmente trascurato l’altra faccia: l’amore per noi stessi. Lo studio e l’affermazione della nostra identità, della nostra storia, la passione per la nostra etica pubblica e per le nostre religioni. Ignorando che l’una faccia senza l’altra non regge. Per il semplice motivo che possono dialogare soltanto “due” identità definite: e dunque senza l’amore e il rispetto per se stessi non è possibile alcun vero dialogo con l’Altro. Ama il prossimo tuo come te stesso, ha insegnato Gesù. Se non ha detto “più di te stesso “ avrà avuto le sue buone ragioni.

Occorre investire molta intelligenza. Amare le sfumature. Nella dialettica dei nostri valori possiamo agire su due pedali. Il primo è l’amore: non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo odiare nessuno. Il secondo è la difesa da chi pensa il contrario: non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo farci piegare da chi predica l’odio. Il cristiano si lascia sbranare dai leoni, pur di non rinnegare la propria libertà. Perciò la prima grande battaglia per la libertà è quella cristiana: la libertà di credere nella propria verità promuove la libertà di tutti. I due pedali dialettici possono sembrare contraddittori: come posso difendermi infatti, se non posso odiare? Ma, d’altro canto, come posso rinunciare a difendermi se, in conseguenza della mia rinuncia, vincesse l’odio? Risiede proprio qui, nella capacità di porsi questo sacro dilemma, la tanto contestata “superiorità” dell’ Occidente. E’ in fondo il dubbio dei dubbi, quello rappresentato dal più celebre monologo della cultura occidentale: “ Essere o non essere. E’ questo il problema,/ se sia meglio per l’anima soffrire/ oltraggi di fortuna, sassi e dardi,/o prender l’armi contro questi guai/ e opporvisi e distruggerli…”

La superiorità della nostra civiltà consiste dunque nella dialettica della reciprocità e nel primato del dubbio che, com’è facile intendere, significano: complessità della libertà, incessante fatica spirituale, rifiuto di ogni semplicistica via di fuga, ripudio del manicheismo, continua assunzione di responsabilità. I nostri due pedali non vivono come monadi separate, coesistono quasi sincronicamente e ci chiedono di essere disposti anche a morire pur di difendere libertà e verità.

 Prof. Ferdinando Adornato  Scrittore e giornalista  Presidente della “Fondazione Liberal”

 

 

UMANESIMO

 

L’umanesimo è certamente una dei valori più importanti dell’Occidente. Ma cos’è? Un movimento culturale, una filosofia?

In Europa nasce come un fenomeno letterario e culturale che ha come scopo quello di rivalutare la cultura greco-latina che era stata soffocata dalla visione cristiana medioevale.

Nel XIV secolo il termine “umanista” si riferisce a colui che studia le humanae litterae, cioè quell’insieme di discipline che comprende grammatica, retorica, storia e filosofia. In particolare gli umanisti approfondiscono gli studi dei classici e la ricerca su altre culture.

Un aspetto importante di questo nuovo atteggiamento è la riscoperta della centralità dell’uomo.

L’uomo è considerato una soggetto in grado di costruire il proprio destino attraverso le sue azioni.

Parallelamente si va formando una nuova concezione della natura: essa non è più vista e interpretata come il solo frutto della creazione divina, immutabile, ma concepita come una realtà dinamica, con cui l’uomo è in continua interazione.

Il mondo è il regno dell’uomo e può essere dominato attraverso lo studio e l’osservazione della natura. Questo porterà un grande contributo allo sviluppo dell’indagine scientifica e della sperimentazione, che sono oggi alla base del progresso Occidentale.

Nel movimento umanista l’influsso degli antichi porta anche all’affermazione dell’uguaglianza tra gli esseri umani e all’esaltazione del valore dell’individuo come singolo.

Ben presto l’Umanesimo supera il solo ambito culturale e diventa una vera e propria prospettiva e un atteggiamento verso la vita.

Per un occidentale i valori dell’individuo  e della libertà di pensiero sono oggi intoccabili e questo in gran parte è dovuto all’Umanesimo.

Testi autori

Che cos’è l’Occidente? E’ il risultato di un percorso plurimillenario; è una tradizione di pensiero e di valori; è una realtà culturale. Le sue radici affondano nell’antica Grecia, nel giudaismo, nel cristianesimo. Tre grandi città sono il sigillo della storia dell’Occidente: Atene, Gerusalemme, Roma.

L’Occidente e la sua cultura hanno prodotto l’età moderna e continuano a essere protagoniste di questa nostra epoca, che vede ormai l’Occidente stesso come una parte – certamente essenziale e decisiva per il futuro – del sistema globale. In Occidente sono nati e cresciuti il valore irrinunciabile della persona, l’idea di diritto, la promozione dei diritti imani, la tutela della vita. Dall’Occidente sono state anche alimentate, a testimonianza dell’ambivalenza delle vicende e delle azioni umane, numerose guerre e forme di sopraffazione e sfruttamento dei più deboli. Ma, proprio in forza di questa ambivalenza storica, l’Occidente deve oggi recuperare il suo migliore patrimonio di principi ed elaborazione intellettuale: deve cioè saper attingere a quei veri e propri “giacimenti di senso”, che fondano e fanno comprendere grandezza e dignità dell’uomo e del mondo.

 Prof. Lorenzo Ornaghi  Magnifico Rettore Università Cattolica di Milano

 

  

 

DEMOCRAZIA

 

La democrazia è identificabile con l’Occidente, i primi modelli democratici sono le poleis greche e poi la Roma repubblicana.

È in Occidente che nasce l’idea di uguaglianza tra tutte le persone che può essere rispettata solo facendo partecipare i singoli, direttamente o indirettamente, alla vita politica.

Inizialmente quest’uguaglianza era limitata a determinati ceti sociali, fino ad arrivare al Settecento, quando nacquero le prime teorie che ponevano come base della formulazione delle leggi dello Stato l’uguaglianza di ogni cittadino (erano chiamati cittadini proprio perché avevano un’importanza nella politica). Questa teoria fu applicata per la prima volta negli Stati Uniti e poi, grazie al desiderio popolare, in Francia, anche se qui inizialmente per poco tempo.

Nel corso dei secoli è accaduto molto spesso, sia in teoria, pensiamo  all’assolutismo teorizzato da filosofi come Thomas Hobbes, che in pratica, le monarchie assolute europee, che si scegliesse come modello più opportuno la concentrazione di potere nelle mani di una sola persona con conseguenze anche positive, ma in ogni caso non era rispettata l’uguaglianza naturale.

Il rispetto dell’uguaglianza, che si esprime anche nella partecipazione libera e non condizionata da fattori economici, sociali o culturali alla vita politica, direttamente o mediante l’espressione del proprio consenso o dissenso, può aiutare a capire qual è l’Occidente e perché gli Stati occidentali attuali devono essere democratici.

Testi autori

L’Occidente è la storia della felice interazione fra fenomeni politici, culturali ed economici volti a proteggere la dignità e l’identità individuale, a promuovere le capacità innovative e imprenditoriali del singolo.

Tali fenomeni hanno avuto due pilastri fondamentali. Per un verso la frammentazione del potere e la limitazione dell’abuso, pena la perdita di legittimazione da parte dell’autorità. Per altro verso la valorizzazione dell’uomo attraverso l’esercizio e all’applicazione del proprio ingegno in ogni campo dl sapere, nelle scienze umane come nella tecnologia.

 Prof. Enrico Colombatto Professore Ordinario di Politica Economica  Università di Torino

 

COMUNICAZIONE

 Fin dalla preistoria, per poter vivere in comunità, l'uomo ha sempre avuto la necessità di comunicare con gli altri. Ne aveva bisogno per organizzare la caccia, per stabilire delle regole di comportamento, per difendersi dai nemici.

I primi modi di comunicare che conosciamo consistevano nel tracciare segni sul terreno o sulla roccia, oppure nell'utilizzo di strumenti naturali (suoni vocali,corni di animali, segnali di fumo ...) e artificiali (tamburi, gong ...).

Nel corso dei secoli anche i gesti, l'uso della voce e in seguito la parola, la scrittura e le macchine hanno favorito molto la comunicazione.

Ma che cos'è oggi la comunicazione? Qual è il suo scopo?

Innanzitutto non si può parlare di essa senza associarla al progresso. Questo connubio comunicazione-progresso infatti sta alla base della società occidentale.

Con lo straordinario sviluppo delle tecnologie elettroniche e informatiche dell'ultimo secolo, l'uomo ha visto la nascita della radio, del telefono, di internet e dei mass-media, cioè di tutti quei mezzi di comunicazione che utilizziamo oggi e che sono continuo oggetto di ricerca.

Ora la società occidentale è completamente cambiata. I tempi e gli spazi si sono ad un tratto accorciati: mentre cinquanta anni fa occorreva più di una settimana per mandare una lettera da una parte all'altra dell'Italia, ora con una e-mail si può raggiungere l'America in pochi minuti.

Le nuove tecnologie permettono la diffusione di informazioni in tempo reale, fanno sì che due persone che vivono in città diverse, talvolta anche molto lontane, possano parlarsi tutti i giorni.

La comunicazione è lo strumento principale politica; un partito, senza la diffusione dei propri  e dei propri progetti, non potrebbe ottenere il consenso pubblico, indispensabile in un ambiente democratico come l’Occidente.

Ciò che non si deve fare però è abusare della tecnologia.

Oggi cresce sempre di più l’interesse per gli strumenti piuttosto che per la comunicazione vera e propria, alimentando il rischio che le persone, invece di essere unite dai nuovi mezzi di comunicazione, tendano ad isolarsi sempre più.

Testi autori

  

“ Nel tempo della televisione lo spazio si contrae: tutto e tutti sembrano più vicini.

Non è una vicinanza di solidarietà , ma può anche divenirlo”

 Prof. Paolo Del Debbio, Professore di Etica Sociale Università Iulm

 

SCIENZA

 La storia della scienza è strettamente legata a quella della filosofia.

In Occidente, infatti, prima della rivoluzione scientifica del Seicento venivano indicati come filosofi della natura gli studiosi che conducevano le indagini di tipo scientifico sul funzionamento dell’Universo. Tuttavia, sia in Occidente sia in Oriente tali filosofi erano molto restii ad utilizzare alcun tipo di sperimentazione scientifica. A questo proposito si pensi, ad esempio, alle teorie elaborate da filosofi come Aristotele, che si basavano esclusivamente sull’osservazione dei fenomeni fisici, e che furono dimostrate scientificamente solo in seguito alla rivoluzione scientifica.

Fra il IV secolo a.C. e il V secolo a.C. assistiamo invece ad un approfondimento delle scoperte scientifiche e delle teorie elaborate dalle civiltà della Grecia e della Roma antica. In particolare, vennero consolidate le basi di antiche discipline fondate dagli Egizi (aritmetica e geometria) e dai Babilonesi (soprattutto astronomia), che resero possibili le successive conquiste scientifiche.

L’età ellenistica, grazie alla separazione della scienza dalla filosofia, segnò un periodo di grande fioritura della scienza e Alessandria d’Egitto divenne il più importante centro di ricerca scientifica del periodo.

Con la scissione dell’Impero Romano nei due regni d’Occidente e d’Oriente, e successivamente con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, anche la cultura scientifica risultò “frammentata” in due parti. Se da un lato in Oriente rimasero attivi vari centri di studio quali Costantinopoli e la stessa Alessandria d’Egitto, in Occidente il sapere scientifico rimase racchiuso soprattutto nei monasteri.

 La scienza in Occidente si diffuse pertanto in parallelo alla religione cristiana durante il periodo di fioritura della scolastica medievale, con la quale si tentò di conciliare le due dottrine (religione e scienza).

In Occidente un passo decisivo per lo sviluppo scientifico e tecnologico si ebbe tuttavia a partire dal Seicento grazie alle scoperte di Copernico e Galileo, che fonderanno le basi della scienza moderna.

Da allora fino ai nostri giorni la storia della scienza è costellata da figure straordinarie di moltissimi studiosi che con la loro intelligenza e impegno hanno contribuito all’incessante evolversi del progresso e dello sviluppo umano: dai progetti di Leonardo sul volo ai viaggi verso il cosmo dello Shattle …

Testi autori

 Il dibattito che il Liceo Galilei intende intraprendere ha una prima, facile risposta, nel nome stesso di cui esso si fregia: quello di Galileo. L’Occidente è una realtà storica e culturale, di cui il mondo non può fare a meno, in primo luogo sul piano dei valori. Quelli, innanzitutto, che spinsero Galileo a ricercare le leggi scientifiche, con la combinazione fra gli strumenti analitici e gli strumento tecnologici della verifica empirica. E andiamo indietro nel tempo, troviamo un altro grande patrimonio culturale dell’Occidente, che riguarda i valori dell’etica, i principi di libertà e di democrazia e le regole del diritto: da Socrate, a Platone, ad Aristotele, a Caio Gracco, a Cicerone, al diritto romano, a Seneca. E sebbene Cristo non sia nato nell’Occidente tuttavia San Pietro pose a Roma la sua Chiesa. E la civiltà cristiana non è pensabile senza la lingua latina e l’umanesimo greco-romano. La filosofia tomista è aristotelica. Il pensiero di san Paolo, di sant’Agostino e di Sant’Ambrogio sono impensabili senza riferimento alla civiltà romana. Ricordo, per tutti, il principio “date a cesare ciò che è di cesare e a Dio ciò che è di Dio” e la dicotomia fra città divina e città dell’uomo di Sant’Agostino, che contraddistinguono, sul piano dei valori, i rapporti fra religione e politica, fra morale religiosa e diritto, nella civiltà dell’Occidente. Se dal colle di Arretri ove Galileo scrutava le leggi del cielo, si scende e ci si guarda attorno, si coglie, a prima vista, un altro grande valore, quello dell’arte. Che si dispiega, con una grande varietà di opere e di culture, in tutto l’Occidente.

Ci sono, last but non least, l’economia di mercato e l’economia pubblica: quali istituzioni e quali scienze, esse sono un patrimonio culturale occidentale, che dall’Occidente si è dilatato a tutto il mondo. Lo sviluppo economico, che sta portando fuori dalla povertà continenti come l’Asia, si fonda su principi che sono sorti nell’Occidente e di cui esso anche attualmente è l’epicentro culturale. Il tramonto dell’Occidente significherebbe tramonto dei valori e del progresso economico.

Prof. Francesco Forte, Professore Ordinario di Scienze delle Finanze Università La Sapienza di Roma

 

FILOSOFIA

La filosofia nasce in Occidente, nel Settimo secolo a.C. in Grecia. Gli uomini iniziarono a porsi dei problemi che non erano in alcun modo risolvibili con le discipline già esistenti. A differenza di queste, la filosofia non analizzava nessun aspetto particolare, ma l’universale, e portava all’amore per la sapienza, come dice la stessa parola “filosofia”.

Il problema che accomunava i primi filosofi era la ricerca di un principio alla base della natura; con il pensiero di Parmenide tuttavia il centro della ricerca non era più la natura, inesplorabile perché esterna all’uomo, ma l’uomo stesso e l’essere. Parmenide non si affidava ai sensi, ma alla ragione ed è il primo a formulare dei pensieri attraverso il principio di non contraddizione. Parmenide influenzò molti filosofi successivi a lui, non tanto nelle tesi, ma nell’uso della ragione.

I due filosofi che hanno condizionato maggiormente i secoli successivi, Platone ed Aristotele, hanno subiti il suo influsso.

Platone è stato alla base della corrente neoplatonica che, con la visione dell’uomo al centro del mondo e dell’anima come copula mundi, ha influenzato il pensiero umanista, tipicamente occidentale, nel Sedicesimo secolo. Aristotele invece con la logica dei sillogismi e i metodi di conoscenza ha modificato radicalmente l’approccio dell’uomo alla realtà che lo circonda. Inoltre i due hanno messo in luce delle questioni che saranno poi fondamentali per la discussione durante il corso dei secoli da parte di tutte le correnti filosofiche occidentali come la contrapposizione tra innatismo ed empirismo o dualismo e monismo.

testi autori

  L’odierna globalizzazione, in quanto fenomeno principalmente occidentale (l’Occidente che “diventa mondo” , secondo la famosa immagine weberiano), sta mostrando invero una cultura, la nostra cultura, che, col suo relativismo, di fatto procede spesso in modo vandalico nei confronti delle altre, senza avere tuttavia ( e si direbbe paradossale) nessuna presunzione di affermare se stessa.

 Oggi assistiamo a una cultura che sembra addirittura diventare mondo, previo svuotamento progressivo di se stessa, delle sue istanze propriamente “umane”, a tutto vantaggio di imperativi funzionali ( quelli del mercato, della scienza, della tecnica), i quali, a loro volta, sembrano funzionare sempre di più come se gli uomini non esistessero. “ L’uomo non  è più il metro di misura della società”, dice espressamente Niklas Luhmann. Si tratta di una forma di violenza per molti versi nuova; una violenza che produce danni incalcolabili all’interno e all’esterno dell’Occidente; una violenza che elude la tematica dell’identità e del confronto tra identità diverse, ponendo tutto ciò che è “altro” di fronte all’alternativa secca: adattarsi o scomparire; ma che offre in questo modo anche un pericoloso alibi alle più svariate reazioni integraliste, terrorismo incluso.

 La forza di una cultura sta invece nella capacità di relazionarsi continuamente con ciò che è “altro”, senza perdere la consapevolezza della propria identità; nella capacità di tendersi il più possibile verso l’altro, senza spezzare i legami che si hanno con se stessi, con la propria storia e la propria tradizione.

 Come ho scritto altrove,è ormai l’elastico la metafora ideale di una identità complessa. Ma per dare a questo elastico la giusta flessibilità non servono certo l’indifferenza, mascherata magari da tolleranza, o le esortazioni a coltivare la “virtù della mancanza di orientamento”. Ci vogliono al contrario convinzioni forti, un deciso orientamento alla libertà e alla dignità dell’uomo e, soprattutto, una grande, creativa, fantasiosa capacità di testimonianza.

Prof. Sergio Belardinelli , Professore Ordinario di Sociologia della conoscenza e di Sociologia politica Università di Bologna

 

 

MUSICA

 La musica ha un’origine antichissima e la sua storia è molto complessa.

 La nascita della musica come disciplina può essere ricondotta all’antica Grecia, quando filosofi come Pitagora e Platone compresero l’importanza della musica nel processo educativo delle persone. In parallelo con la diffusione del cristianesimo nei primi secoli d.C. assistiamo, ad esempio, ad una notevole diffusione del canto, coltivato soprattutto nei luoghi di culto, durante le celebrazioni religiose.

In epoca medievale, in seguito ad esigenze di tipo pratico, si sentì per la prima volta la necessità di scrivere la musica. A partire dall’XI secolo la musica ebbe pertanto una notevole diffusione attraverso composizioni inizialmente di tipo sacro, per poi giungere, col passare dei secoli, a nuovi repertori, di tipo classico e successivamente operistico. La diffusione di questi generi può essere ricondotta entro i confini dell’Occidente. Basti pensare ai nomi dei più celebri compositori tra Settecento e Ottocento per capire come il repertorio musicale più diffuso in tutto il mondo sia nato tra i confini europei.

A questo proposito si pensi come il genere dell’opera lirica sia nato e si  sia diffuso in primo luogo in Occidente. Da Rossini a Donizetti, da Bellini a Verdi, fino a Puccini e ai nuovi talenti del Novecento. E ancora: da Mozart a Beethoven, da Strauss a Wagner, per citare i più celebri. I grandi compositori e operisti fra Settecento e Novecento, i cui nomi compaiono tuttora sui manifesti e le locandine dei più prestigiosi teatri mondiali, nascono e creano i loro capolavori in Occidente.

Appare evidente come altri generi musicali altrettanto diffusi e apprezzati, come ad esempio il blues o il jazz, siano fioriti al di fuori dei confini europei.

A determinare le diversità fra generi musicali sono pertanto le condizioni di vita, le usanze e le tradizioni proprie delle diverse aree geografiche.

 

Testi autori

Il nostro mondo è un insieme di colori, di suoni e di odori, è un’infinita varietà di immagini, e la sua verità è estetica. Impariamo allora a estetizzare la vita: significa rispettare i colori, i suoni, gli odori della natura, significa educare alle immagini, alla loro bellezza e lasciarsi sedurre dalla meraviglia della verità. Vivere il proprio mondo significa allora apprezzare ciò che è alto e rischioso e amare i propri sogni a occhi aperti, quelli cioè che in un solo attimo di quiete svelano il mistero dei nostri desideri e raccontano la favola di cui vorremmo essere protagonisti.

Ecco allora che la bellezza, ancora oggi, nel nostro mondo occidentale, richiede di credere nella sua verità: impariamo a riconoscerla come una forma essenziale del sapere e dell’agire, a esigerla negli spazi pubblici e nei comportamenti sociali e privati, come segno e testimonianza di ciò che noi siamo e di ciò che vogliamo”

Prof. Stefano Zecchi professore Ordinario di Estetica Università Statale di Milano    

L’Occidente non ha più un’identità geografica, ma può e deve conservare un’identità storico- culturale. Molti decenni or sono Carlo Mazzantini citava un giapponese che gli aveva detto” ho imparato ad essere giapponese leggendo i greci”. Andando alle nostre radici classiche e cristiane dobbiamo anche noi reimparare ad essere occidentali, se lo abbiamo dimenticato

 Prof. Vittorio Mathieu Accademico dei Lincei  Professore  Ordinario di Filosofia Morale Consigliere di redazione di “Ideazione

    

 

PROPRIETA’ PRIVATA

 

La proprietà privata è una caratteristica economica propria dell’Occidente. Il concetto di proprietà di oggetti, e in seguito anche di terreni, ha incominciato a diffondersi in Inghilterra. Le prime recinzioni, le enclosures, hanno iniziato a delimitare i confini delle proprietà già a partire dal Tredicesimo secolo. In seguito, dopo la rivoluzione inglese del Diciassettesimo secolo, con la diffusione del modello economico liberale, alcuni filosofi, Locke per primo, hanno iniziato a parlare di proprietà privata come di un qualcosa  proprio dell’uomo per sua natura, un suo diritto naturale. Locke affermava che è naturale per l’uomo possedere ciò che produce, e quindi anche le terre di cui si serve per produrre. Queste terre, essendo di proprietà, potevano essere vendute e comprate, erano merce vera e propria, non un qualcosa di incommensurabile come nei tempi precedenti.

Nasce in questi anni il principio economico che sarà alla base di tutti i commerci e gli scambi nel mondo occidentale: in Occidente è inviolabile il diritto di possesso sui propri beni mobili ed immobili, questo diritto permette all’uomo di affermarsi individualmente nella società senza dover dipendere da nessuno, questo diritto ha permesso il diffondersi, a partire dalla rivoluzione industriale, del capitalismo, e l’affermarsi dell’Occidente nel sistema economico mondiale. Oggi la proprietà privata non è più un valore esclusivamente occidentale, ma rappresenta sicuramente un pilastro per il nostro mondo, e i paesi “orientali” che hanno abbracciato questo concetto per avanzare economicamente, devono di sicuro molto all’Europa del Settecento.

Testi autori

 Occidente: Europa, continente.

Tutti i segnali dicono che l'idea di Europa va incontro alla siccità, al prosciugamento di ogni sorgente emotiva che porti ad un amalgama vero tra gli Stati. E' sotto gli occhi di tutti come uno scopo nobile, inderogabile e aggiungiamoci pure tutti gli aggettivi solenni e drammatici che la situazione induce, possa essere perseguito con animo provinciale. La Francia che va da sola, la Germania idem, o si mettono insieme contro gli altri e tutti che chiedono alla Gran Bretagna di far da chioccia alle proprie velleità. Che tristezza. C'è un guaio: si è confuso il patriottismo con il nazionalismo Parafrasando una celebre frase di Lenin: nazionalismo malattia infantile del patriottismo.

Il patriottismo è un'altra cosa, viene prima delle opinioni e delle idee: è un amore che per difendere ciò che è caro è disposto al sacrificio. Dunque è largo, magnanimo. Il nazionalismo invece non è un amore, ma un'ideologia di orgoglio e spartizione. Insomma, siamo così uniti all’America, alla Russia e alla Cina nel combattere il male che ciascun Paese europeo si è scollato dagli altri per rappresentare se stesso sulla scena del mondo, come degno di recitare una parte da protagonista. Negli anni passati pareva che dovesse spezzarsi il legno tenero della politica, o che quello della moneta si divaricasse. Ora non più. La politica si è recata a Francoforte: sede della Banca Centrale Europea. Ma in questo non c'è più l'inchinarsi a un potere superiore, ma si va lì quasi a riprendersi il testimone nella corsa verso la crescita di civiltà (che è insieme morale ed economica). Viene in chiaro infatti che, con tutte le giuste diffidenze verso il gigantismo delle burocrazie, questo prevalere dello strumento tecnico monetario è stato voluto dalla politica sin dagli inizi, poi forse subìto, ma oggi accettato per poterne godere i vantaggi così da sistemare al meglio la vita della gente e delle aziende da cui dipende la sua prosperità. Ecco: in questo clima di risorgimento monetario e amalgama culturale e di unità guadagnata dalla moneta, diventa possibile alla politica di attuare quelle riforme  strutturali che permetteranno a questo continente di non essere più un coacervo di forze messe insieme come serpenti nello stesso cesto. Purtroppo il ritardo colposo delle riforme ci fa perdere competitività. Come disse il nostro ottimo commissario europeo Mario Monti commentando l'affermazione dell'euro: è la prima volta nella storia che una moneta sia scelta liberamente senza che sia l'esito di guerre o conquiste. E questa non è una vittoria della Bce, ma della politica che le ha dato mano libera. Ora si tratta di trasformare questa pacificazione in progresso. Via alle riforme strutturali: riforma del mercato del lavoro per renderlo più flessibile; del sistema fiscale perché sia più efficiente; e dei mercati finanziari per renderli più integrati. E ci pare che sia da una vita che lo scriviamo. E' l'europeismo e l'Occidente vero. Il resto è teatrino.

I nodi però vengono al pettine. E che nodi. Il fatto è che ci siamo regalati la corda da soli. Ed è la forca di un'Europa dove non domina più il muro di Berlino ma quello di Bruxelles, che raduna intorno a sé gli egoismi nazionali i quali restano intatti e odiosi sotto l'ombrello dell'euro, sotto lo sguardo annuente dei banchieri centrali. Dipendiamo dall'umore della Francia e dalla violenta difesa che essa fa dei suoi particolari interessi.

Di Eurolandia finora si era detto: a tenerci insieme è l'economia, un progetto economico. Un progetto economico è- già un progetto politico. Per ora c'è solo un progetto monetario. Ed esso è stato finora gestito senza alcun nesso con la politica Ma l'Europa non può morire per un Patto di stabilità. L'accordo di stabilità economica è un mezzo, non il fine. Per questo va rivisto. Non si può concepire il patto non come una formula dogmatica, bensì va ritenuto lo strumento duttile per affermare un valore: che è l'Europa. Guai a trasformare lo strumento, pur necessario nello scopo. Uno strumento non può essere immutabile: si è evoluto persino l'aratro.

Insomma, si deve difendere l'Europa e non cristallizzare lo strumento. Per cui, se lo si concepisce come flessibile, nessuno scandalo, nessuna forzatura.

Parte da un presupposto: la creazione della moneta unica, decisa dalla politica, ha richiesto l'esaltazione della tecnocrazia. Gli eurocontabili hanno assolto il loro compito meritoriamente e con grande scrupolo. Ma ora la politica reclama di nuovo il comando.

La preoccupazione rivolta al livello quantitativo del deficit e troppo poco alla qualità della spesa porta a ostacolare più che a incentivare le riforme. In sostanza: a ingessare per decenni il patto si resta puri e vergini, ma si finisce per diminuire drasticamente il tenore di vita. Ora se si legge la bozza della Convenzione europea e si avverte precisamente questa povertà si spirito. Esattamente il contrario dell’America. Che si può criticare fin quando si vuole, ma è consapevole del proprio compito storico, sente su di sé una missione perché ha chiara idea delle proprie radici: l'avventura dei padri pellegrini che cercavano nuove frontiere dove edificare una civiltà.

Invece che cosa mostrano i primi 16 articoli del Trattato? Un’idea da vecchio socialismo, in fondo dirigista e statalista. Si guarda sì al passato dell’Europa, ma non alle origini, bensì alle incrostazioni ideologiche che cercano di soffocare la libertà sociale. Ad esempio si predica l’utopia della “piena occupazione”, come le società dell’Est di una volta. Ingessando tutto.

Soprattutto non si fa nessun accenno alla fonte cristiana, o ebreo-cristiana, di questa terra. Mi viene in mente l'America, dove non ci si vergogna di sentirsi benedetti da Dio. Dove ci si sente figli di una tradizione. E questa viene accolta anche dai nuovi venuti, nella totale accettazione di qualsiasi fede. Non si tratta di infilarci Dio e i santi, ma di ricordare chi siamo. Il liberalismo - qualcuno ha letto Alexis De Tocqueville ? - o è religioso oppure tutto si frantuma. Vogliamo un'Europa piena di slanci, con una voglia di avventura che conservi nel petto la memoria di se stessa, se no non si fanno nemmeno affari ma solo sterili speculazioni.

L'Europa e quindi l'identità dell'Occidente - costituendosi in unica realtà economica e culturale - si è assunta il compito immenso di fare in modo che la politica e la nostra civiltà facciano sì che non ci si scambi soltanto merci, ma qualcosa di immateriale. E' lo specifico dell'Europa questo: nella globalizzazione valorizzare la "differenza" che rispetto alle merci è l'uomo con il suo bene più grande che è la libertà. Differenza filologicamente dice qualcosa di più e di meglio che diversità. C'è dentro il verbo latino "fero": che vuol dire portare da lontano all'unità. Una globalizzazione che scambi non merci e basta, ma quel qui che ho definito la "differenza" significa tutelare qualcosa di impalpabile senza del quale però non varrebbe la pena vivere. L'Europa nasce così come unità nella differenza. Insieme apertura al mondo e tutela delle identità. Qualcuno mi potrà dire: teorie. Finché l'Europa è un ballo in maschera di apparati burocratici e chiacchiere rischiamo di soccombere. Giusto. E guai a noi se non pratichiamo le riforme strutturali e puntiamo i piedi per avere il corridoio 5 (T A V), che da Lisbona arriva a Kiev passando da Torino, Milano, il Veneto e il Friuli. Del resto non possiamo più giocare con le svalutazioni per rimediare agli sperperi. Il sogno europeo si concretizzerà solo se avremo il coraggio di fare delle riforme strutturali altresì saremo un'entità europea emarginata nel mondo degli arcipelaghi globali.

"L'Occidente: realtà geografica, storica e culturale...o utopia?" È una via di mezzo, ma è l'unica vera forza, che ci rende consapevoli, che la sfida della globalizzazione è una sfida non solo economica, ma di civiltà, cultura e difesa dei valori umani e cristiani.

Prof. Giampiero Cantoni,  Economista

 

 

PERSONA

 

Che valore ha la persona? Per molti secoli il valore di ogni individuo viene relazionato ad un concetto di appartenenza: a un clan, a una casta, a una gens,  a un ceto…

La prima grande rivoluzione nell’affermazione del concetto di persona è legata al Cristianesimo: è nella libertà dell’uomo, figlio di Dio, fratello all’uomo, che si fonda il concetto della persona come valore unico e irrepetibile.

Sulla sponda laica e razionale, l’Occidente patria dell’Illuminismo e del razionalismo lega il concetto di individuo all’esaltazione della ragione, che distingue e uniformizza: la ragione del singolo diviene ragione condivisa dai molti in quanto patrimonio universale e comune.

La persona è uno dei concetti che maggiormente identificano l’Occidente.

Il rispetto nei confronti della persona, come individuo libero e pensante,  che ama, che vive, nella quotidianità e nell’ ”infinito”  dei suoi sogni e delle sue speranze, è un principio che informa l’Occidente e che nel corso dei secoli ha visto momenti di tragica negazione, ma che sempre come un’araba fenice ci si augura possa risorgere, rinnovato, dalle proprie ceneri.

 

Testi autori

 Ragione critica, pluralismo, rispetto della diversità e tolleranza sono elementi che in una storia travagliata, hanno contribuito a delineare i tratti dell’identità europea…

Ragione critica, pluralismo e tolleranza – linee portanti della nostra tradizione. Esiti essi stessi di tentativi e di errori, non sempre egemoni questi valori qui o là, per periodi più o meno lunghi, sono stati avversati, messi in ombra, calpestati.

Ma sono di continuo emersi. L’albero tagliato è rinato, le sue radici erano solide. Ed esse affondano nella cultura greca da una parte e nel messaggio cristiano dall’altra. E’ un pensatore laico come Popper e riconoscere il valore che la tradizione cristiana attribuisce alla coscienza dei singoli individui. Per un umanitario, e soprattutto per un cristiano, egli scrive” non esiste uomo che sia più importante di un altro uomo”. E “ riconosco (…) che gran parte dei nostri scopi e fini occidentali, come l’umanitarismo, la libertà, l’uguaglianza, li dobbiamo all’influenza del cristianesimo. Ma, nello stesso tempo, bisogna anche tener presente che il solo atteggiamento razionale e il solo atteggiamento cristiano anche nei confronti della storia della libertà è che siamo noi stessi responsabili di essa, allo tesso modo che siamo responsabili di ciò che facciamo delle nostre vite e che soltanto la nostra coscienza, e non il nostro successo mondano può giudicarci”. “il metro del successo storico appare incompatibile con lo spirito del cristianesimo”. “ I primi cristiani ritenevano che è la coscienza che deve giudicare il potere e non viceversa”. E ancora: la coscienza di ogni singola persona, unita con l’altruismo, “è diventata la base della nostra civiltà occidentale”

 Prof. Dario Antiseri  Professore Ordinario di Filosofia  -Università Luiss di Roma

 

“ Di questa storia dell'Occidente comincio davvero a non poterne più. Negli anni Settanta e Ottanta la parola occidente non aveva quasi nessun significato. Un individuo si sentiva francese o inglese o tedesco o americano (più raramente italiano), mentre la parola "occidente" veniva presa in considerazione solo in situazioni culturalmente molto definite. Un pari grado. Si studiava, ad esempio, la storia della filosofia francese e un libanese erano due cittadini stranieri di occidentale solo per distinguerla dalle filosofie orientali ­l'espressione valeva, dunque, per un campo molto specifico - mentre i manuali di storia non recavano la specificazione "occidentale", perché è naturale che ogni popolo o paese legga tutta la storia in funzione della propria, scegliendo, tra i tanti fatti, quelli che più lo riguardano: e, in questo, l'Occidente non c'entra molto. Lo stesso si può dire della regina di tutte le scienze, la matematica, i cui certificati di nascita si perdono tra la Francia e l'India, passando per l'Asia Centrale e facendo sosta sulle rive dell'Amu Darja. Ci sono poi alcuni libri, che in tanti abbiamo letto (L'amore el'Occidente di Denis de Rougemont) o sfogliato (Il tramonto dell'Occidente di Oswald Spengler), dove questa parola risulta decisiva senza per questo diventare decisiva per le nostre esistenze. Da ragazzo, la parola "occidente" si associava in me a un'idea di decadenza, di corruzione, di marci urne da spazzare via al più presto con una bella rivoluzione.

Poi, all'improvviso, ecco che tutti noi, inglesi, francesi, spagnoli, italiani, tedeschi, perfino alcuni slavi, diventiamo anche "occidentali".

Naghib si mette a ridere:

"E tu come la interpreti, questa faccenda?"

"Credo, in tutta franchezza, che l'Occidente sia un'invenzione degli ayatollah, e che il cosiddetto integralismo islamico sia, come ho già detto..."

"... il prodotto di qualche università dell'Unione Sovietica. Vedo che hai mantenuto il vizio di ripeterti."

Naghib posa la tazzina sul vassoio. Attraverso il cristallo fumé del tavolino vedo le sue scarpe e mi sembrano impolverate, ma forse è la mia fantasia.

"Può essere" riprende "ma non vedo cosa cambi. Voi avete accettato queste definizioni, qui sta il punto”

(…)"Hai detto che l'Occidente è un'invenzione degli ayatollah? Adesso ti rispondo. Lo sai che cos'è l'Occidente? Te lo dico io, ascoltami bene. L'Occidente è quella massa di esseri umani che non crede più in niente."

Aspetta che queste parole raggiungano i centri nervosi destinati, poi riprende.

"Tantomeno nella forza di persuasione del pensiero. La Persuasione era una dea greca, dunque una vostra divinità. Ma l'Occidente di oggi non la stima più."       

"All'Occidente resta però una cosa che voi non avete mai avuto. L'idea della storia."    

Naghib rise. “La storia? Interessante. Sentiamo."" Non fare tutta questa ironia. Di storia ce n'è in te più di quanta tu possa immaginare."

Naghib scosse appena le spalle, in segno di disprezzo.

“La storia… Parlami della storia, dunque”

Nonostante tutti gli attentati che ha subito in questi ultimi duecento anni, comincio, io continuo a credere nella forza della storia. Continuo a credere negli archivi, nella ricerca storica, e credo più che mai in quelle schiere, sempre più esigue e mal pagate, di topi di biblioteca che dedicano la loro preziosa e unica esistenza a sistemare con rigore qualche piccola tessera di mosaico rinvenuta talora casualmente. Uomini che disprezzano i grandi lenzuoli dell'ideologia, uomini che difendono la piccolezza dei fatti dalla gretta aggressione delle "idee". Per amare veramente la vita anziché la morte - gli spiego - bisogna sottostare al giogo della storia. Cioè dei fatti, perché il bene, se esiste, deve essere documentabile, e se Dio è passato nel mondo deve aver lasciato una traccia.

Dott. Luca Doninelli , Scrittore e giornalista

  

 

DONNA

L'Occidente si è presentato per due millenni come una società patriarcale in cui la donna aveva un ruolo minimo o pressoché nullo. Nell'epoca ellenistica l'inferiorità del sesso femminile era considerata naturale persino da filosofi come Aristotele, il quale sosteneva che la donna era più debole e mancante della forza necessaria per portare a compimento la propria maturazione.

Nella società romana essa non aveva veri e propri diritti, trascorreva tutta la vita segregata in casa ed era sotto la protezione di un uomo, prima del padre e, una volta sposata, del marito.

Questa visione della donna come di un essere inferiore si conserva per tutto il medioevo.

Solo con l'avvento dell'Illuminismo la donna comincia a prendere coscienza di se stessa e capisce di avere il diritto di essere considerata pari all'uomo.

Questo porta alla nascita durante la rivoluzione francese (1789) del pensiero femminista che rivendica parità di condizione tra uomo e donna soprattutto sul piano dell’educazione e dei diritti civili. 

Inizia così un processo che porterà alla totale emancipazione della donna occidentale.

In questi ultimi due secoli, attraverso una lunga lotta, essa ha ottenuto la libertà di gestire la propria vita.

Oggi, come sappiamo, le donne hanno il diritto ad avere un’istruzione completa, hanno le stesse possibilità degli uomini in ambito lavorativo e politico e soprattutto, dal 1870 in poi – in Italia solo nel 1946 – ottengono il diritto di voto che le introduce attivamente nella possibilità di esprimere una scelta per il governo del proprio Paese.

 

testi autori

L’Occidente geografico è relativo. C’è voluta una gran forza culturale per convincere i giapponesi d’essere il Paese del “sol  levante”, giacché così li vediamo noi, mentre da loro il sole sorge da un punto ad est, altrettanto lontano.

L’occidente storico è ondivago. Certo: i lumi, la scienza, la tolleranza. Ma anche il fanatismo, le guerre di religione, il nazionalismo, lo sterminio.

Ma quando noi, oggi diciamo “Occidente” non parliamo né di geografia né di storia, ma di quella parte del mondo, fortunatamente dispersa per il globo, dove i popoli so governano usando la democrazia e lo Stato fa un uso legittimo della forza, per salvaguardare le condizioni minime che consentano di restare in democrazia. E’ un concetto forte, solido. Al tempo stesso fragile, perché contiene quello che potrebbe distruggerlo. Anche per questo essere “occidentali” è una bella responsabilità.

Di recente si è posto un tema (conosciuto, ma in termini diversi, anche in passato): può, l’Occidente esportare la democrazia usando la forza, le armi? La domanda è assai mal posta, ed induce ad una risposta obbligata. Propongo di riformularla in modo da consentire la riflessione: può, un popolo libero, accettare che il popolo vicino sia tenuto in schiavitù? un uomo libero che il suo simile non lo sia? Una donna libera che la sorella sia coperta ed oppressa? Credo di no, anche se questo non comporta automaticamente l’uso di uno strumento anziché un altro, ma esclude l’indifferenza.

La libertà è un concetto universale: o è di tutti o di nessuno. Sarebbe bello avere un mondo “Occidentale”

Dott. Davide Giacalone -     Scrittore e giornalista          

 

Nell’impossibilità di partecipare personalmente alla Vostra lodevole iniziativa, accolgo volentieri l’invito a essere presente attraverso questo mio messaggio, che spero possa contribuire al vostro dibattito sull’Occidente, ed in particolare sull’Europa.

Non sono d’accordo con la visione di assoluto ( e miope) pessimismo che ogni volta si sente evocare ad ogni presunta “crisi” europea. Conciliare millenni di tradizioni diverse tra popoli che sempre, nel corso dei secoli, hanno combattuto guerre furibonde, non è semplice. Eppure negli ultimi cinquanta anni ci siamo riusciti egregiamente: in Europa abbiamo ormai abbandonato il concetto di guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, una novità assoluta nella storia dell’uomo. Oltre a questa conquista di civiltà, non dobbiamo neanche dimenticare la portata profonda del disegno europeo anche in chiave economica: siamo gli unici al mondo a declinare insieme, nell’ambito dell’economia di mercato, crescita economica, sostenibilità e coesione sociale, ponendoci dunque ancora una volta, in una sorta di nuovo Umanesimo, quali modelli di riferimento avanzato nell’organizzazione della società umana.

Il nostro orizzonte, a partire dai nostri studenti, deve dunque aprirsi al vasto mondo delle opportunità dell’Europa, non autolimitarsi, cogliere il senso profondo del processo di unificazione e saperlo distinguere dal contingente. Carlo Azeglio Ciampi una volta ha detto: “ Io mi sento prima livornese, poi toscano, poi italiano e infine europeo”. E’ un ottimo esempio d’europeità.

Ognuno di noi deve sviluppare con sicurezza una nuova cultura che s’impadronisca dei valori profondi del nostro stare insieme europeo e li faccia propri: non unificazione delle diversità, ma nelle diversità, attraverso il rispetto di ognuna di esse.

Il rilancio dell’Europa richiede insomma una visione profonda e allargata, idee forti e individui che abbiano la coscienza di cosa significa l’interesse comune europeo . Un interesse che era alla base dell’avvio del processo d’integrazione e che è ancora più rilevante oggi, in un mondo globalizzato, dove emergono nuovi protagonisti come la Cina e l’India.

Ed il processo richiede anche e soprattutto la partecipazione dei giovani che, come gli antichi europei, non abbiano paura di scoprire la grandiosità dell’Europa, ma di viverla pienamente.

 Prof. Carlo Altomonte -   Jean Monnet Chair of European Policy -Università “ L. Bocconi” di Milano

 

 

LIBERTA’

 

La libertà è l’essenza stessa dell’Occidente.

Un’essenza impalpabile e fragile che percorre l’intera storia dell’Occidente: dall’annuncio di vittoria di Fidippide al grido collettivo di gioia alla caduta dell’ultimo mattone a Berlino…

 

testi autori

L’Occidente come luogo dello spirito

L’Occidente non è soltanto una realtà geografica ben definita e nemmeno una semplice utopia. Esso è sopratutto un “luogo dello spirito” dove da millenni, cioè fin dai tempi dell’antica Grecia, è nata la pianta della libertà e della dignità della persona.

Una pianta tuttavia che in Atene, seicento anni prima di Cristo, era posseduta solo dai maschi in quanto cittadini della “polis”, che nell’antica Roma venne estesa anche alla donna, cioè all’altra metà del genere umano. Ma che solo col Cristianesimo è diventata patrimonio universale di ogni essere umano, forse perché solo nel Cristianesimo viene adorato un Dio che si è fatto uomo e che ha conosciuto la condizione più terribile ed umiliante cui una persona possa essere sottoposta. Sta di fatto che col Cristianesimo anche gli schiavi hanno cominciato a sentirsi esseri umani, unici ed irripetibili. E’ stata questa forse la più grande rivoluzione della storia dell’umanità.

Ma l’antica invocazione “Libertas” non contempla solo la libertà e la dignità della persona: essa sta a significare anche lo sforzo incessante per liberare ogni uomo da tutto ciò che – dalle malattie alle guerre, dallo sfruttamento all’ignoranza – può di fatto ostacolare la sua libertà.

Tuttavia le più grandi conquiste sociali e le più ardite costruzioni istituzionali sarebbero destinate a fallire se all’interno di ogni uomo non venisse continuamente sconfitto il male, cioè l’egoismo, l’invidia, l’istinto di sopraffazione: “Libera nos a malo!”.

Si tratta delle tre dimensioni che la parola “libertà” ha assunto nella storia dell’Occidente e che rappresentano non solo l’essenza della nostra civiltà ma anche il senso della missione che ognuno di noi deve saper portare avanti con fermezza e coraggio.  

Prof. Sandro Fontana , Presidente Fondazione Micheletti  -Professore Ordinario di Storia Contemporanea  Università Cattolica di Brescia

 

immagini dell'auditorium con i pannelli della mostra

                                                                

      

 


 

 

Quali spazi e opportunita'

per le Donne  del Nuovo Millennio ?

 Esperienze e idee a confronto

DIBATTITO E MOSTRA

Lunedì 6 marzo 2006   

 Auditorium   Liceo Scientifico “G. Galilei”

sono intervenuti al dibattito:

           ProfGIOVANNI ANTONIO TACCA,  Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico G. Galilei

          Dott.ssa   ROBERTA BONDENARIGiovani imprenditori di Confindustria   

           Dott.ssa  PAOLA d’ ALESSANDRO,  Dirigente del Centro Servizi Amministrativi  di Novara 

          Arch.  DONATELLA D’ANGELO,   Fondazione Bellisario  

          Dott. ANDREA NATALE,  Ginecologo. Clinica Mangiagalli  di Milano

          Dott.ssa GIANNA ROLLE, Animatrice di parità del Fondo Sociale Europeo   Regione Piemonte

          Dott.ssa MONICA TRIGLIA,  Caporedattore Centrale  di “Donna Moderna” 

          Prof.ssa  GIULIANA CREOLA (moderatrice )

 

   Inaugurazione  della  mostra foto-iconografica

   Volti e immagini di donne

     a cura della Prof.ssa CATERINA FEDI 

 

Incontro con l’autore: presentazione del corso di lingua latina

Lingua madrecorso di latino Ed. Loescher

di   Marco Noce e  Elisabetta Valfré di Bonzo

l’insegnamento del latino oggi:

attualità e tradizione

alla riscoperta delle radici culturali

della nostra lingua

 Giovedì 23 febbraio 2006 ore 10.00-12.00

 Auditorium Liceo Scientifico “G. Galilei”   

Saluto: Prof.  GIOVANNI ANTONIO TACCA,Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico G. Galilei

 Con l’autore, Prof. MARCO NOCE , Docente del Liceo classico Europeo, Convitto Nazionale Umberto I di Torino

Intervengono:

Prof.    RICCARDO BRIGATTI e  Prof.ssa ENRICA RESINI

Modera :

 Prof.ssa  GIULIANA CREOLA

 

Incontro

Soldati

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie”

Uomini e mezzi nel Primo  Conflitto Mondiale

Giovedì 30 aprile 2009

ore 10.30 -13.00

Relatore

Ten. Col. MARIO SPADA

Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militare dell’Esercito di Torino