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Laboratorio di italiano

anno scolastico 2018 2019 

sono attivati i corsi per le classi 1A 1C 1D

 


EPOS     lavoro di ricerca a gruppi  classi prime : epica  - percorso interdisciplinare italiano storia religione

 MAPPA CONCETTUALE vedi indicazioni per ogni disciplina

 

PERSONAGGI. Ogni singolo alunno è invitato a scegliere e a svolgere il progetto su UN PERSONAGGIO DELL'EPICA BIBLICA E UN PERSONAGGIO DELL'EPICA CLASSICA GRECA O LATINA; le ricerche saranno poi riunite e consegnate con quelle del gruppo di appartenenza. Sarà comunque possibile a scelta per ogni gruppo /alunno inserire un numero maggiore di ricerche: si ricorda che è importante seguire le indicazioni e i punti specificati nella mappa del progetto. 

consegna materiale : entro maggio 2019

modalità composizione:  

- Testo scritto di ogni singola ricerca a mano in “bella calligrafia”

- Un quaderno unico contenente tutte le ricerche per gruppo separate per singolo alunno del gruppo stesso

- Frammenti / brani dei testi, immagini e cartine geo/storiche a computer

 

Percorsi per disciplina ( mappa concettuale)

Per ogni singolo personaggio..

Italiano

1.    Collocare il personaggio nell’opera letteraria (es. Achille > Iliade)

2.    Ritrovare tutti i frammenti / brani in cui il personaggio è presente e utilizzarle per i punti successivi (da 3/7)

3.  Spiegare il suo ruolo all’interno dell’opera e raccontare brevemente la "sua storia" attraverso la narrazione degli eventi o delle gesta che lo riguardano e lo vedono interagire con gli altri personaggi del racconto epico

4.   Evidenziare attraverso i brani le caratteristiche fisiche e riflettere su quali elementi l’autore ha voluto sottolineare o porre in evidenza nella descrizione

5.   Individuare attraverso i testi i valori, gli ideali che il personaggio esprime o rappresenta

6.   Individuare in quale rapporto si ponga rispetto agli altri personaggi del racconto epico

7.   Delineare la funzione delle sue azioni e il modello di uomo raffigurato nel personaggio

 

Storia /Geografia

1.    Indicare lo sfondo storico, se possibile, e la collocazione cronologica dei fatti a cui si riferiscono gli avvenimenti narrati

2.    Cartine geo storiche dei luoghi in cui si svolgono gli avvenimenti

 

Arte

1.    individuare le principali opere artistiche  (sculture- pitture)  che raffigurano il personaggio

2.    collocare le opere nella storia dell’arte (individuando autore dell’opera e periodo di esecuzione).

 

per le classi 1A e 1C completare la scheda sulle opere di seguito allegata della prof.ssa Gioria 

 

 

Religione

       1.  delineare la figura del personaggio biblico evidenziandone la vita ed il contesto storico in cui è situato

     2.  analizzare il contesto storico- politico  nel quale si situa cronologicamente

3.  tracciare il profilo morale che il personaggio vuole imprimere nell'animo del lettore del testo sacro  

 

personaggi:

 

ABRAMO  ARONNE  DANIELE  DAVIDE  DEBORA GIACOBBE  GIONATA GIONA GIOBBE GIOSUE' GIUDITTA GIUSEPPE D'EGITTO  I FRATELLI MACCABEI  MOSE' RACHELE RUT  SAMUELE SANSONE SAUL      

AGAMENNONE ACHILLE AIACE ANDROMACA CALIPSO CIRCE DIOMEDE ETTORE GLAUCO NAUSICAA PARIDE PATROCLO PENELOPE PRIAMO ODISSEO TELEMACO

ASCANIO CAMILLA  DIDONE ENEA  EURIALO LAVINIA NISO PALLANTE TURNO

 

CLASSE 1A

GRUPPO 1        //   GRUPPO 2  

GRUPPO 3       //   GRUPPO 4  

CLASSE 1C

GRUPPO 1   CINOSI COVINI GIULIANI GRIMOLDI MOLINARI   // GRUPPO 2  CERUTTI  CIGNO COLOMBO SCAMPINI TENTEA

GRUPPO 3  GATTONI GODIO GRANDO PRETI RICCI  // GRUPPO 4  LANZA ORSINA PERSICO RINALDI

CLASSE 1D

GRUPPO 1   CREVACORE FORNARA ROLLINI SAGLIETTI   // GRUPPO 2  CASAZZA CRIVELLI GENINATTI UBERTINI

GRUPPO 3  BEDOTTO BORDIN LORENZIN MOREA  // GRUPPO 4  CHIAMPA CHIRIGU FANELLI GIACOBBE

 

 

 ELEMENTI DI RETORICA

  1. retorica è l’arte del persuadere per mezzo di discorsi
  2. retorica è l’arte del parlare e dello scrivere
  3. retorica è l’arte del parlare e dello scrivere ornato (o figurato)

  

La prima definizione appartiene – fatte salve lievi varianti lessicali- tanto a Platone quanto ad Aristotele, ed anche, sia pure con qualche esitazione, a cicerone, ed è comunque, corrispondente ad una nozione di retorica prevalente nel mondo greco antico.

La seconda ha come padri autorevoli, in parte ancora Cicerone ma specialmente Quintiliano, ed ebbe corso soprattutto nella latinità classica.

La terza, infine, circolò nel basso Medioevo, diviene definizione egemone del seicento, allorché l’ornatus costituì di fatto l’intera ars bene dicendi, ed è rimasta a tutt’oggi la nozione più vulgata di retorica.

Per retorica in generale può intendersi tanto l’attività, l’esercizio retorico concreto, quanto la disciplina, la scienza o la tecnica che presiede a quella medesima attività o esercizio. “retorica” può designare sia un tipo di linguaggio sia un tipo di metalinguaggio, ossia quel tipo di discorso che a sua volta parla e/o si occupa di (o che ha a suo oggetto) un altro discorso.

 

Tropo e figura

Per TROPO si intende la SOSTITUZIONE di un messaggio proprio con un altro improprio. Es. : Andrea è molto furbo > Andrea è una volpe : sostituisco il termine proprio – molto furbo – con il termine improprio o tropico volpe trasformando il messaggio.

Per FIGURA si intende la MODIFICA di un messaggio normale, operata aggiungendovi o sottraendovi o invertendovi di posto qualche lessema o ordinandolo in maniera particolare.

 

LE FIGURE METRICHE

 DIALEFE: figura opposta alla sinalefe, consistente nel conteggiar entrambe le vocali appartenenti alla sillaba finale e alla sillaba iniziale di due parole contigue, che di norma dovrebbero invece elidersi. Ciò avviene allorché la prima o ambedue le vocali sono accentate. O, più di rado, quando è accentata solo la seconda *.

                    Es.   là onde ‘l Carro già era sparito

                           *or ti fa lieta, chè tu hai ben onde

 

DIASTOLE: spostamento in avanti dell’accento di un lessema, per esigenze ritmiche. È figura opposta alla sistole.

                       Es.   quasi aspettando, pallido e umile

DIERESI: divisione di due vocali contigue, appartenenti al medesimo lessema, che normalmente formano un dittongo. La figura viene indicata graficamente, ponendo due puntini sopra la vocale debole del dittongo.

                    Es.   dolce color d’orïental zaffiro

 EPISINALEFE o SINAFIA: è la figura della sinalefe realizzata tra un verso e l’altro.

                                                  Es. pei bimbi che mamma le andava \ a prendere in cielo

                                                  Il secondo verso sarebbe ipermetro (senario invece che quinario

                                                 come voluto dal metro della lirica) se non fosse per la sinafia che

                                                 permette di non conteggiare come sillaba la preposizione “a” iniziale.

 

SINALEFE: fusione di due sillabe in una allorché la sillaba finale di una parola di una parola  termina con vocale non accentata e quella iniziale della parola successiva inizia a sua volta con vocale atona

                       Es.   e quindi uscimmo a riveder le stelle

SINERESI o SINIZESI: figura contraria a quella della dieresi, per cui due vocali di una parola, che di norma costituirebbero due sillabe, vengono considerate col valore metrico di una sola.

                                           Es.   Farinata e ‘lTegghiaio, che fuor sì degni

 SISTOLE: spostamento dell’accento tonico verso il principio del lessema.

                      Es.   la notte ch’io passai con tanta pietà

 

TMÈSI: divisione di una parola in modo tale per cui mentre la prima parte si trova al termine di un verso, la seconda parte si trova all’inizio di quello seguente.

                Es.   io mi ritrovo a piangere infinita \ mente con te: morire! così presto!

  

LE FIGURE

 

ALLITTERAZIONE: ripetizione di fonemi uguali, in genere all’inizio, ma anche nel corpo di due  o più parole vicine fra loro.

                                       Es.   o Tite, tute, Tati, tibi tanta, tyranne, tulisti

 

ANADIPLOSI: ripetizione dell’ultima parte di una frase all’inizio della frase successiva.

                            Es.   sono venuto qui, qui dove sognavo di venire

 

ANAFORA: ripetizione della parte iniziale di una frase.

                       Es.   per me si va nella città dolente \ per me si va nell’etterno dolore, \ per me si va tra la perduta gente.

 

ANASTROFE: inversione dell’ordine abituale con cui due lessemi si dispongono nella frase.

                            Es.   eccezione fatta

                                   vita natural durante

 

ANTANACLASI: è la realizzazione dialogica della diafora. Si ha allorché un interlocutore ripete la stessa parola (o frase) appena pronunciata dall’altro, ma attribuendole un diverso significato.

                               Es.   Poiché Proculeio si lamentava che suo figlio aspettava la sua morte, e

                                     avendo quello detto che lui davvero non l’aspettava, “anzi”, gli disse, “ti

                                     prego di aspettarla”

 

ANTITESI: contrapposizione di concetti antitetici.

                      Es.   non fronda verde, ma di color fosco \ non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti

 

APOSTROFE: frase rivolta a qualcuno o a qualcosa diversi dal destinarlo del messaggio inteso  nella sua globalità.

                            Es.   ahi, Genovesi, uomini diversi \ d’ogni costume e pien d’ogne magagna, \

                                   perché non siete voi del mondo spersi?

 

ASINDETO: consiste nell’accostare fra di loro lessemi o frasi senza l’impiego della normale congiunzione.

                        Es.   oggi arrivo, domani parto

 

ASSONANZA: identità nelle vocali di due lessemi vicini nel periodo o infine di versi successivi. Le vocali identiche possono iniziare dalla tonica come in “fame \ pane”, “soldato \ ubriaco”, e in tal caso le consonanti loro frapposte sono diverse; oppure dopo, e in quest’altro caso le consonanti che seguono la vocale accentata sono uguali, come in “amore \ dolere”, “umile \ simile”.

 

CHIASMO: figura consistente nel disporre in due frasi contigue lessemi semanticamente  corrispondenti in sedi invertite.

                       Es.   le donne, i cavallier, l’arme, gli amori

 

CICLO: collocazione di lessemi con significati uguali o simili agli estremi di una frase. È figura  affine a quella del chiasmo, sotto il cui nome comunemente è nota; ma, a differenza di quello, non v’ha in questo corrispondenza alcuna fra i lessemi interni.

 Es.   “a casa mia voglio andarmene! A casa mia!”, ”tu, sei stato tu”

 

CLIMAX: è una anadiplosi continua. Più comunemente si intende una enumerazione di termini disposti in ordine di intensità semantica crescente: “Va! Corri! Vola!”.

In tal senso, la figura, la figura opposta si chiama “anticlimax”: “Dammi un anno, un mese, una settimana di tempo”.

 

COMMORATIO UNA IN RE: è l’iterazione di una stessa idea o di un medesimo concetto, espressa ogni volta in forme linguistiche diverse.

 

COMPLEXIO: figura composta da una anafora e da una epifora.

                           Es.   chi è voluto venire è Giovanni \ chi vuol andare via è Giovanni

 

CONCESSIONE: ammettere che su un certo punto della controversia l’avversario abbia ragione.

 

CONCILIAZIONE: attenuazione del significato di una accusa pronunziata dall’avversario per  diminuirne la gravità.

                                   Es.   non sono avaro, sono un risparmiatore

 

CONSONANZA: si produce allorché due lessemi collocati in sedi attigue o alla fine di due versi successivi, hanno in comune le consonanti che seguono la sillaba tonica.

                               Es.   padre \ leggiadro

 

DEFINIZIONE: figura con cui, dopo di aver pronunziato il nome di una cosa, se ne esibisce la definizione. Ove mancasse il nome della cosa, in via anticipata o posticipata, saremmo di fronte al tropo della perifrasi.

                             Es.   Mario è un filosofo, cioè uno che ama la scienza

 

DIAFORA: consiste nell’attribuire, all’interno di uno stesso periodo, due diversi significati ad una medesima parola.

                      Es.   si può essere un uomo di gran cuore, pur avendo un cuore piccolo

 

DUBITAZIONE: figura con cui si mostra di dubitare della giustezza o della verità di ciò che pure si sostiene, oppure di essere incerti su come impostare o proseguire il discorso.

                               Es.   non so se posso dire che il tuo argomento non sta in piedi

 

ELISSI: pensiero svolto in modo incompleto, sopprimendo una o più parole non strettamente necessarie per la sua comprensione.

               Es.   a nemico che fugge (è bene costruire) ponti d’oro

 

ENDIADI: sostituzione di un sostantivo + aggettivo o di un sostantivo + complemento con due sostantivi uniti da una congiunzione.

                    Es.   “pateris libamus et auro” anzichè “ pateris aureis libamus”

 

ENTIMEMA: per Aristotele è un sillogismo retorico fondato su premesse non assolutamente certe. Da Boezio in poi è considerato un sillogismo ellittico in cui viene sottintesa una delle premesse.

                          Es.   Giovanni è un uomo, dunque deve morire

 

ENUMERAZIONE: rapida rassegna di oggetti, di qualità, di individui di una classe, di membri appartenenti ad un concetto gerarchicamente superiore.

                                   Es.   le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori, \ le cortesie, l’audaci imprese io canto

 

EPANALESSI: ripetizione a  contatto di una stessa parola o di un gruppo di parole.

                            Es.   occorre studiare, studiare, studiare!

 

EPANORTOSI o CORREZIONE: figura con cui si corregge ciò che si è appena finito di dire.

                                                             Es.   È  un uomo onesto, anzi, onestissimo

 

EPIFONEMA:   espressione sentenziosa a conclusione di un messaggio.

                             Es.   Guarda come dorme tranquillo. Beata innocenza!

 

EPIFORA o EPISTROFE: ripetizione di uno o più lessemi alla fine di frasi successive.

                                               Es.   sono nato in Italia, voglio morire in Italia

 

EPIFRASI: sintagma aggiunto ad un messaggio ormai sintatticamente concluso.

                      Es.   Quei fiori sono davvero splendidi! E profumatissimi!

 

EPITETO: aggettivo qualificativo non necessario alla compressione di un enunciato, dunque avente un valore semplicemente esornativo.

                    Es.   La bianca neve

                           Il freddo ghiaccio

                           Il veloce vento     

 

ESCLAMAZIONE: frase con cui si interrompe un messaggio per manifestare una viva commozione, o anche per rivolgere una esortazione a chi ci ascolta.

                                    Es.   Era bruciato tutto il bosco. Che disastro! 

 

ETOPEA o ETOPEIA: vivace descrizione del carattere e delle qualità morali di una persona, che di solito l’oratore mette in bocca ad una terza persona.

 

FIGURA ETIMOLOGICA: accostamento di due parole aventi in comune una medesima origine etimologica.

                                                  Es.   vivere la propria vita

 

HYSTERON PROTERON: inversione dell’ordine naturale nella disposizione di un fatto o di un concetto.

                                                 Es.   moriamur et in media arma ruamus

 

IMPERATORIA BREVITAS: espressione di comando estremamente sintetica.

                                                      Es.   va, osserva, torna, riferisci!

 

INTERROGAZIONE: domanda rivolta dal mittente al destinatario del messaggio.

                                         Es.   che cosa avreste fatto voi al mio posto?

 

IPALLAGE: scambio del normale rapporto logico fra due parole.

                        Es.   il divino del pian silenzio verde

 

IPERBATO: collocazione di parole secondo un ordine sintattico inconsueto.

                        Es.   Oh! Belle agli occhi miei tende latine

 

IPOTIPOSI: figura consistente nella descrizione molto viva di una cosa o di un fatto, così da renderne quasi l’immagine visiva.

                        Es:   Ed el mi disse: <<Volgiti! Che fai? / Vedi là Farinata che s’è dritto: / da la 

                               cintola in su tutto ‘l vedrai>>

 

OMOTELEUTO: figura in corso nella lingua greca e latina, consistente nella terminazione uguale, sia nei valori fonici sia nei valori ritmici, di membri del periodo posti in posizione simmetrica.

                                Es:   non modo ad salutem eius extinguendam, sed etiam gloriam per tales viros

                                       infrigendam”

Nella letteratura moderna, caso tipico di omoteleuto è, naturalmente, la rima.

 

OSSIMORO: accostamento nella frase di parole semanticamente fra loro contraddittorie. È una forma di antitesi disperata.

                         Es:   “concordia discorde”; “disperata speranza”; “dolce amarezza”; “festina lente”.

 

 PARENTESI: inserimento in un messaggio di un sintagma estraneo o accessorio rispetto al  significato principale.

                          Es:   “urbs antiqua fuit (Tyrii tenuere coloni)”

 

PARONOMASIA: accostamento di due lessemi foneticamente simili ma semanticamente affatto

diversi.

                                Es:   “traduttore traditore”; “chi dice donna dice danno”; “…’mpediva tanto il

                                        mio cammino, ch’i’ fui ritornar più volte volto”

 

PERCONTATIO: in realtà, più che di una semplice interrogazione, si tratta di un vero e proprio dialogo che il mittente finge di instaurare con il destinatario del messaggio- discorso, alternando una domanda (o anche un’osservazione) retorica con una risposta.

                Es:   Voi mi dite che egli non è del tutto colpevole. Io non sono d’accordo    Eppure, insistente, egli ha molte attenuanti. No, ripeto non ne ha alcuna!”.

 

POLIPTOTO: uso nella medesima frase della stessa parola in più varianti grammaticali.

                Es:   “io non ero, non sono, né sarò mai un amante del quieto vivere”.

 

POLISINDETO: collegamento di parole o di frasi con congiunzione ripetute.

               Es: E matite, e penne, e quaderni, e libri, e cartella: non si finisce più di comprare roba per la scuola

 

PRETERIZIONE: messaggio con cui si proclama di non voler ciò che di fatto si sta dicendo.

                  Es: non ti dico come sono contento! ; non starò a ricordarti che devi tornare presto.

 

PROLESSI: anticipazione di uno o più lessemi in una frase dove normalmente dovrebbero venir dopo.

                       Es:   guarda quel fiore se non è una meraviglia

 

PERSONIFICAZIONE o PROSOPOPEA: consiste nel considerare come persone vive e presenti, come concetti astratti, oppure    persone assenti o scomparse, rivolgendo loro il discorso, o anche fingendo che parlino ed agiscano essi stessi.

 

                                                                                       Es:   or fatta inerme,/ nuda la fronte e nudo il 

                                                                                               petto mostri. /Oimè quante ferite. / che

                                                                                               lividor, che sangue! Oh qual ti veggio, / 

                                                                                               formosissima donna!

 

RETICENZA o APOSIOPESI: interruzione improvvisa di un discorso, fatta in modo però da   lasciar intendere ciò che si tralascia.

                                                      Es:   non vorrei darti una brutta notizia, ma…tu mi intendi; non ne

                                                             ho le prove, tuttavia … Tu che ne pensi?

 

SILESSI: non concordanza, nel genere e nel numero, fra soggetto e predicato.

                  Es:   quanti guai c’è nel mondo; tutto quel gruppo di uomini iniziarono a parlare.

 

SIMILITUDINE o PARAGONE o COMPARAZIONE: è la messa in relazione di una cosa, di una persona, di un’idea, di una qualità, di un’entità qualsiasi, con un’altra cosa, persona, ecc., avente un significato  simile alla prima.

                                                           Es:   sei pallido come un morto

 

ZEUGMA: dipendenza da un solo verbo di più lessemi, qualcuno dei quali richiederebbe un verbo diverso.

                    Es:   Parlare e lagrimar vedrai insieme

 

LE FIGURE GRAMMATICALI

 

AFERESI: soppressione della parte iniziale di un lessema.

                   Es:   “Verno” per “inverno”

 

ANACOLUTO: frase in cui la seconda parte non è collegata alla prima in modo sintatticamente corretto.

                             Es.   Chi pecora si fa, il lupo la mangia

 

APOCOPE: caduta della sillaba finale di un lessema

                       Es:   “fé” invece di “fede”

 

ARCAISMO: vocabolo caduto in disuso

                        Es:   “olire” invece di “odorare”; “frate” invece di “fratello”

 

BARBARISMO: lessema tratto da un’altra lingua

                               Es:   reporter = corrispondente

 

ENALLAGE: uso della parte di un discorso invece di un'altra: l’aggettivo al posto del avverbio,   modo e tempo di un verbo al posto di quelli consueti, ecc.

                         Es: “te lo dico domani” anziché “te lo dirò domani”

 

EPENTESI: inserimento di una sillaba all’interno di un lessema

                       Es.   “dirizzare” al posto drizzare

 

IDIOTISMO: lessema tipico di una regione, di una provincia, di un paese

                         Es.   “io tengo una casa” anziché “io ho una casa”

 

NEOLOGISMO: lessema di nuovo conio

                               Es.   “allunare”, termine coniato per evitare un uso improprio del verbo

                                      “atterrare”

 

PARAGONE: aggiunta di una sillaba al termine di un lessema

                          Es.   “potestate” (potestà)

 

PLEONASMO: uso di lessemi in sovrannumero rispetto alla completezza della frase

                             Es.   mi si drizzavano i capelli in capo

 

PROTESI o PROSTESI: anteposizione di una sillaba ad un lessema

                                            Es.   “discoprire” (scoprire)

 

SINCOPE: caduta di una sillaba intermedia di un lessema

                     Es.   “battesmo” (battesimo)

 

SOLECISMO: vero e proprio errore di morfologia o di sintassi

                           Es.   venghino a vedere

 

I TROPI

 ALLEGORIA: messaggio che si sviluppa a due livelli di senso diversi, di cui il primo, il letterale, rinvia al secondo, l’allegorico, attraverso una chiave interpretativa logico-concettuale.

                           Es.   il viaggio compiuto da Dante nei tre regni dell’oltretomba allegoricamente significa (o può significare) il cammino compiuto dall’Uomo peccatore per  raggiungere lo stato di Grazia. L’inciso “o può significare” sta a chiarire che  l’interpretazione di un’allegoria, anche se sovente favorita dall’autore stesso per mezzo di opportuni segnali decifratori, contenuti dentro o fuori del testo, non è univoca. Quando poi l’allegoria risulta affatto indecifrabile, più propriamente si dovrebbe chiamare “enigma”. Allegorie sono, in genere tutte le favole: da quelle di Esopo a quelle di La Fontaine e Trilussa, come pure i proverbi e le sentenze popolari. Normalmente il significato primo, o letterale, del messaggio allegorico si svolge nell’ordine naturale, metre il significato secondo o tropologico, si pone su un piano di valori spirituali, religiosi o, più latamente, parenetico-morali.

 

ALLUSIONE: il messaggio esprime un significato ma vuol farne intendere uno diverso.(non opposto, se no avremmo a che fare con la figura dell’ironia; anche se molto spesso l’allusione si tinge di sapore ironico)

                           Es.   “è stata una Waterloo” = “è stata una sconfitta decisiva” alludendo alla                                  battaglia che segnò la fine di Napoleone. “ è una fatica di Sisifo = è una fatica inutile alludendo alla mitica vana fatica del figlio di Eolo  

 

ANTONOMASIA: sostituzione di un nome proprio di una cosa o di una persona famose con un termine o una locuzione che ne indiche l’attività preminente. Il Filosofo = Aristotele o la funzione o un fatto caratteristico compiuto Il Ghibellin fuggiasco = o una qualità molto nota la “voce” = Sinatra o anche il luogo di nascita l’Arpinate = Cicerone. C’è poi un tipo inverso di antonomasia,  detta antonomasia ossianica dal nome dello studioso J. H. Voss che la introdusse nel sec XVII per cui ad una persona o cosa o fatto, anziché attribuire il nome dell’attività che esercita o della qualità che possiede, si attribuisce il nome proprio di qualche personaggio o cosa o fatto che per quella attività o qualità si rese famoso:

                            Es.   “sei un Ercole” = “sei molto forte”

                                   “sei un Caruso” = “canti molto bene”

                                   “è una Babilonia” = “è una grande confusione”

                Sono evidenti le affinità con il tropo dell’allusione, tanto che l’antonomasia potrebbe essere definita come un’allusione impiegata in casi in cui il dato cui si allude è particolarmente noto, famoso, emblematico insomma.

 

CATACRESI: tropo consulto dall’uso, per cui ad una lettura corrente o ascolto spontaneo non è più riconoscibile come tale.

                           Es.   “il ciglio della strada”

                                  “le gambe del tavolo”

 Si ha catacresi anche allorché, per povertà naturale della lingua si usa impropriamente, o anche contraddittoriamente un termine Es: “atterrare sulla luna” – “orientarsi verso il Nord”

                                 

ENFASI: messa in rilievo di un dato semantico particolare presente in un messaggio, ottenuta o attraverso una sua appropriata pronuncia o, in caso di scrittura, per mezzo di adeguati accorgimenti di interpunzione o di strategia contestuale.

                    Es.   “lui si che è un uomo!”

 

IPERBOLE: è l’esagerazione di una qualità o di un concetto spinta oltre i limiti della verosimiglianza.

                        Es.   “quell’uomo è un fulmine” -  “toccare il cielo con un dito”

 

IRONIA: dire una cosa lasciando intendere che si vuol significare la cosa opposta.

                  Es.   Abbondio a Renzo: “avete fatto una bella azione! M’avete reso un bel servizio!”

 

All’interno dell’ironia si può distinguere fra “simulazione e dissimulazione”. Si ha la simulazione allorché si finge di condividere il parere dell’interlocutore avversario. Es: hai perfettamente ragione! Dissimulazione quando con l’ironia si nasconde il proprio pensiero autentico.

 

LITOTE: affermare una cosa negando il contrario.

 

                  Es.   “non sono ricco” = “sono povero”

 

METAFORA: “si ha, quando una parola verrà trasferita da una cosa a un’altra, perché sembrerà potersi trasferire senza errore a causa della somiglianza.”(Gualtiero Calboli) –

                         Es.   “Sergio è un leone” = “Sergio è molto coraggioso”

 

Figure

di somiglianza

 

1 termine

simil.

Tertium comp. Motivo           

Modalizzatore

 

2 termine simil.

esempio

 

Similitudine motivata

+

+

+

+

I tuoi occhi splendono come stelle

Similitudine non motivata

+

 

+

+

I tuoi occhi sono come stelle

Metafora in praesentia motivata

+

+

 

+

I tuoi occhi sono stelle splendenti

Metafora in praesentia non motivata

+

 

 

+

I tuoi occhi sono stelle

Metafora in absentia motivata

 

+

 

+

Le tue splendenti stelle

Metafora in absentia non motivata

 

 

 

+

Le tue stelle

 

METALEPSI: consiste in un uso contestuale improprio di un sinonimo. “Testa” e “capo” sono termini sinonimici e dunque normalmente, nella maggior parte cioè dei contesti, possono stare l’uno per l’altro. Ma se sei in un messaggio di questo tenore: “chi è il  tuo capo?”, al posto di “capo” metto “testa”, ottengo una metalepsi.

 

METONIMIA: la sostituzione di un lessema con un altro avviene sulla base di (o è legittimata da) un rapporto di contiguità fra i due, di tipo logico concettuale o materiale. Nel dettaglio si può usare:

 

  • la causa al posto dell’effetto “vivere del proprio lavoro” invece che “dei soldi guadagnati con il lavoro”
  • l’effetto al posto della causa”guadagnarsi la vita col sudore” invece che” con un lavoro faticoso”
  • il contenente per il contenuto “l’Italia è in festa”anziché “gli italiani”
  • la materia per l’oggetto “snudare il ferro” al posto della “spada”
  • l’astratto per il concreto “ le grandi potenze” invece delle “nazioni più potenti”
  • lo strumento al posto della persona che lo usa “è una buona lama” per “ è un buon schermitore”
  • il concreto per l’astratto “ ha del cuore” al posto di “è una persona generosa”
  • l’autore invece dell’opera “è un Tiziano” anziché “ è un quadro dipinto dal Tiziano”
  • il luogo d’origine o di produzione al posto del prodotto “ una bottiglia di Chianti” al posto di “ una bottiglia di vino fatto con uva dei vigneti del Chianti”
  • l’epoca per le persone che vi appartengono “è una conquista dell’Umanesimo” anziché “degli umanisti”
  • il simbolo per la persona o la cosa simboleggiata “ama la tua bandiera” invece di “ama la tua Patria”

 

PERIFRASI: giro di parole per comunicare un significato che potrebbe essere espresso da un solo termine o, comunque, da un numero minore di parole.

                         Es.   “colei che mi ha messo al mondo” al posto di “mia madre”

 SINEDDOCHE: sostituzione di una parola propria con un'altra avente con la prima rapporti di natura “estensionale”. Allorché il termine usato ha una estensione minore del termine sostituito, siamo in presenza di una sineddoche “particolarizzante”(a minore ad maius), di cui si possono avere i seguenti casi:

 singolare al posto del plurale “l’uomo è un essere razionale” anziché “gli uomini sono…”

  • la specie per il genere “ avere il pane per vivere” invece che “gli alimenti”
  • la parte per il tutto “sul mare c’è una vela” anziché “ una nave” o “un veliero”

 Quando al contrario il termine impropriamente usato ha una estensione maggiore del termine sostituito, abbiamo una sineddoche “generalizzante”(a maiore ad minus). In base a quelli elencati sopra, avremo allora i seguenti casi: 

  • il plurale al posto del singolare “i freddi dell’inverno” anziché “il freddo dell’inverno”
  • il genere per la specie” la fiera lo assalì “ invece del “leone”
  • il tutto per la parte”ho mangiato il cinghiale “anziché “ carne di cinghiale”

 

SINESTESIA: accostamento di due termini appartenenti a sfere sensoriali diverse – vista udito tatto odorato gusto-. ( da alcuni considerata una forma particolare di metafora)

                             Es: Io venni in loco d’ogne luce muto,

  

Rielaborazione grafica dal testo: Pier Luigi Cerisola, TRATTATO DI RETORICA E SEMITIOTICA LETTERARIA, 1983,Ed. La Scuola, Brescia.

 

  

invito alla lettura.....